Santa Giuletta

il paese delle bambole

Tra gli anni Cinquanta e Sessanta del secolo scorso, Santa Giuletta costituì una realtà economica e sociale di particolare interesse legata alla produzione di bambole. La località diventò famosa come Paese delle Bambole e fu definita da alcuni giornali dell’epoca la Norimberga italiana, paragone non da poco se si considera la storica tradizione di questa città della Germania dove ancora oggi si svolge la più importante fiera internazionale del settore.

 

Il primo laboratorio di bambole fu aperto nel 1933 da Teresio Garbagna e Luigi Porcellana, due cugini nativi di Santa Giuletta, già proprietari dal 1929 della fabbrica di bambole Fata di Milano, la stessa dove si erano professionalmente formati. Nel 1936 soddisfatti della qualità della manodopera locale, trasferirono l’intera produzione da Milano a Santa Giuletta.

 

Il successo ottenuto dalla fabbrica Fata incoraggiò la nascita di nuove fabbriche, a partire dagli anni Quaranta aprirono: Liala (1945), Diva, Silba e Alba(1947), Giulietta (1952), Farida e Rossella (1953), Monel (1954), Lilly e Miva (1955), Milena, Milanesi Aldo e Valenti Alessandro (1962), Nuova Diva (1963), Liana (1965), Nuova Liana (1970).

Operaie addette alla cartapesta

Operaia della fabbrica Monel

Operaie della fabbrica Fata

Dalle prime bambole realizzate in stoffa e cartapesta si passò, verso la fine degli anni Quaranta, a quelle in polistirolo e in polietilene e alla fine degli anni Cinquanta si utilizzò il vinile. Le fabbriche di Santa Giuletta lavorando a pieno ritmo, innescarono un processo virtuoso di crescita, basato non solo sulla capacità di sviluppare una domanda a livello mondiale, ma creando anche un importante indotto economico.

 

Negli anni Cinquanta-Sessanta tutte le forze lavoro attive a Santa Giuletta erano impegnate nelle diverse fasi della lavorazione delle bambole. In prossimità di appuntamenti significativi per il settore, quale l’annuale Fiera Campionaria Internazionale del Giocattolo di Milano che richiedeva un adeguato sforzo promozionale ed un’alta qualità del prodotto, in ogni fabbrica un gruppo scelto di operaie, lavorava in gran segreto per creare nuovi modelli capaci di conquistare il mercato.

Bambola in cartapesta anni ’40

Fabbrica Fata

Bambola in polistirolo anni ’50

Fabbrica Fata

Bambola in vinile anni ’60

Fabbrica Fata

Fino agli anni Sessanta, la bambola più che un giocattolo fu considerata un oggetto di pregio da regalare alle giovani spose in segno di buon augurio e per abbellire il letto matrimoniale. Questa tradizione di posizionare la bambola sul letto, molto diffusa all’epoca, è ampiamente dimostrata dalle numerose bambole abbigliate da damina che furono vendute in Italia e all’estero. Spesso i militari di ritorno in patria le portavano come souvenir alle loro famiglie, particolare non trascurabile era il loro costo elevato che poteva raggiungere Lire 10.000 quando la paga oraria di un apprendista era di Lire 20.

 

Il periodo felice del Paese delle Bambole terminò alla fine degli anni Sessanta, le cause che influirono sulla progressiva chiusura di tutte le fabbriche furono in particolare: la mancanza di fondi per potersi adattare alla radicale trasformazione del mondo del lavoro determinata dall’avanzata tecnologica che si sviluppò nella seconda metà del Novecento e la concorrenza di altre zone di produzione che proponevano un’offerta più economica.

 

Per mantenere vivo il ricordo di questo importante periodo, Loretta Ravazzoli Direttrice del Museo, ha pubblicato il libro Bambole di Santa Giuletta, utilizzato come riferimento bibliografico per la stesura di questo testo.

Damina Fabbrica Nuova Diva

collezione privata

Damina Fabbrica Liala

esposizione Museo

Damina Fabbrica Fata

collezione privata

La sede

palazzo del municipio

Il  Museo  si trova al piano terra del Palazzo del Municipio di Santa Giuletta.

L’edificio risale probabilmente alla fine del Settecento e fino alla seconda metà dell’Ottocento fu di proprietà privata. Nel 1851 l’Amministrazione Comunale affittò alcuni locali per ospitarvi il Corpo di Guardia della Milizia Nazionale formata da giovani, istruiti per garantire la pubblica sicurezza.

Nel 1876 altri locali furono affittati per ospitare uffici, scuole, pretura e carceri, contratto mantenuto fino al 1881, anno in cui l’Amministrazione decise di acquistare l’intero immobile che divenne la sua sede definitiva.

 

Bibliografia: LORETTA RAVAZZOLI, Saluti da Santa Giuletta. Le cartoline raccontano, Varzi, Guardamagna, 2009